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Chi Sono

Mi chiamo Pasquale, come mio nonno. Sono nato il 17/10/1949 a Castropignano - allora si nasceva in casa- da Armida e Raffaele Sardella. Vivo in una casa che ho costruito con le mie mani con l’aiuto di mia moglie Pina, dalle fondamenta al tetto; abbiamo due figli, Raffaella e Cristiano. Appartengo, ultimo, ad una generazione che ha imparato a nuotare nel Biferno, il fiume per antonomasia dei Molisani.

La scuola, dopo le elementari, è stata per me una sofferenza indicibile. Sono geometra, ho esercitato la libera professione. Nel 1977 ho conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma e dal 1978 ho lavorato presso la Soprintendenza alle Antichità e Belle Arti del Molise. Mi sono interessato dei tratturi, li conosco bene (ricordo ancora le greggi transumanti) per averli percorsi a piedi, a cavallo e in moto (con la mia honda xr 250 enduro, immatricolata nel 1982 e ancora funzionante). Sono “andato in pensione” il 1^ luglio 2010 con la qualifica di demo-etno- antropologo direttore coordinatore.

Conosco il Molise e i Molisani, riconosco i dialetti di quasi tutti i paesi (136), sono stato cercatore e “commerciante” di tartufi bianchi e per questo ho frequentato alcuni tra i più noti ristoranti d’Italia. Ho una piccola azienda olivicola,di circa 5 ettari, da cui ricavo olio di qualità, estratto da olive ottenute solo con il mio lavoro e con l’aiuto del buon Dio, senza trattamenti sulla pianta e senza l’utilizzo di concimi sintetici. All’interno dell’azienda sorge un vecchio fabbricato, dove esercito l’attività di turismo rurale. Mi piace lavorare e lavoro il legno, produco taglieri da cucina con vecchi legni che recupero. Dipingo, restauro qualche vecchio mobile, colleziono strumenti di lavoro dei contadini, restauro vecchie case. Faccio il vino e “ammazzo” il maiale, sono appassionato di storia. Mi dedico, senza successo, alla vendita di case e terreni, ma i prezzi sono talmente bassi che per ora compro solo. Per dirla come un agricoltore di Dogliani, il prof. Luigi Einaudi, godo del “piacere fisico del possesso, di camminare sopra il proprio fondo, il piacere sociale di supremazia sulla gente priva di terra, la gioia del lavoro non a ore fisse, ma a ondate, con momenti di ansia e di intensità grandissimi”.