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Eugenio Cirese

pagliara

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Tradizioni - La Pagliara: esempio di architettura rurale in estinzione*

Nel paesaggio agrario che si è andato trasformando negli ultimi decenni reclama attenzione particolare una costruzione prossima ormai a scomparire del tutto: la pagliara, il pagliaio. Si tratta di una sorta di capannone di paglia, destinato a contenere paglia e foraggio ma anche a proporsi di volta in volta come ricovero per uomini e per animali. Nelle campagne molisane se ne vedono ormai pochi, vecchi e malandati, abbandonati o in via di abbandono; rari sono quelli che ancora assolvono alla funzione originaria nella forma e nelle caratteristiche originarie; sono stati infatti progressivamente sostituiti da costruzioni ottenute con lamiere zincate su intelaiatura lignea e, infine, dal box in lamiera, che rappresenta la soluzione più rapida e meno problematica in termini non tanto di funzionalità quanto di manutenzione.

pagialraLa pagliara è l’espressione più evidente dell’architettura contadina che nasce spontanea per soddisfare i bisogni immediati e che si concretizza in poche ore di lavoro utilizzando materiali poveri, disponibili in natura; per quanto apparentemente elementare, la sua realizzazione necessitava di “maestranze”, di contadini in un certo qual modo più abili, specializzati; essi non ricevevano un compenso specifico, ma ricavavano altrettante giornate di lavoro da parte del committente, abitudine questa che tutt’oggi ricorre anche in prestazioni meno specialistiche, quali sono quelle legate alle grandi scadenze del lavoro agricolo (il raccolto di grano, di granoni e di uva).

La pagliara veniva di solito costruita in prossimità dell’abitazione rurale, della masseria; era un supporto connesso con il piccolo allevamento, giacchè era utilizzata come magazzino per la paglia e per il foraggio, che necessitavano entrambi di essere conservati in ambienti asciutti; la paglia veniva usata quotidianamente per la lettèra, per rinnovare cioè lo strato soffice disposto sotto le bestie sulla terra battuta della stalla; tale strato, ispessito col passare dei giorni, veniva tolto periodicamente e ammucchiato fuori dalla stalla, nell’apposito letamaio. Il materiale necessario alla costruzione della pagliara viene approntato preventivamente: il legno per lo scheletro, in quercia o in olmo, va tagliato in primavera avanzata, con la luna in fase calante (in mancanza); il rispetto di questa regola, estesa a tutte le attività agricole, in special modo a quelle del raccolto, è fondamentale se si vuole disporre di tronchi facili ad essere scortecciati e, soprattutto, inattaccabili dai tarli. Le stoppie (restoccia) vanno raccolte in estate in un campo di grano mietuto a mano; estirpate, liberate via via dalla terra delle radici, vengono predisposte in piccoli fasci. Le canne lacustri o fluviali (canna fischia) possono essere approntate in qualsiasi momento dell’anno, più frequentemente nel momento in cui servono, come pure i rami di salice selvatico.


* ha collaborato per la documentazione grafica: Giorgio Granito. Si ringraziano i signori Giovanni Greco, Livio Macoretta, Alfredo Pizzacalla, depositari di una tradizione millenaria: senza il loro aiuto la realizzazione della pagliara illustrata in questo scritto non avrebbe potuto aver luogo.

pagliaraLivellato, se necessario, il terreno destinato ad ospitare la struttura, si provvede innanzi tutto a sistemare verticalmente i due tronchi portanti (fercìne), inseriti in buche profonde circa m. 1, sulla sommità delle quali si colloca il tronco trasversale (filiegna). Si segna quindi il perimetro con un muretto a secco di una sola fila di pietre che assolvono alla duplice funzione di fare da base di appoggio dei pali della struttura portante (kerriente), in modo da evitare che essi marciscano a diretto col terreno, e nello stesso tempo di garantire maggiore solidità alla struttura. La pianta, rettangolare con spigoli arrotondati, affronta e risolve con facilità sia il problema delle pendenze, che vengono uniformate, sia le difficoltà connesse con la messa in opera del rivestimento in paglia, che su un piano verticale sarebbero notevolmente accentuate.

Nel perimetro di pietre viene risparmiato lo spazio destinato all’ingresso; di dimensioni ridotte, si apre in posizione marginale sul lato corto esposto a S-SE; ciò per evidenti esigenze di riparo dai venti freddi.

Uno scheletro robusto di tronchi e di pertiche (ieatte), più o meno lunghi, più o meno spessi in base alla funzione specifica, costituisce l’ossatura. Sulla struttura portante primaria (fercìne e kerriente),viene applicata, legata con salici ritorti e resi elastici (torte), quella secondaria, fatta di pertiche (ietta):

Si procede quindi al rivestimento, che consta di due strati. Si distribuisce uniformemente sullo scheletro uno strato di canne lacustri o fluviali che, per il loro tenue diametro e per il fitto fogliame, si rilevano particolarmente adatte alla impermeabilizzazione. Segue, progressivamente, lo strato di stoppie disposte con estrema regolarità in modo che le radici si trovino sempre nella parte bassa. Sia le canne che le stoppie sono “cucite” allo scheletro mediante un sistema di pertiche disposte orizzontalmente e legate a quelle verticali sottostanti.

Il rivestimento della parte più alta della pagliara viene ultimato con l’ausilio di una particolare impalcatura. A costruzione ultimata si provvede a collocare sul tetto, in corrispondenza dell’ingresso, una croce di paglia che sigilla il richiamo al soprannaturale.

pagliaraLa manutenzione ordinaria viene effettuata relativamente spesso sul solo strato esterno di paglia, deputato a misurarsi con gli agenti atmosferici, in modo che potrà rigenerarsi in compattezza, impermeabilità e capacità di isolamento.

Oltre alla funzione che le è propria, la pagliara ne ha svolte diverse altre, in ragione delle risposte che essa poteva dare ai bisogni del contadino; è così stata usata di volta in volta come ricovero per uomini ed animali e come deposito di attrezzi e di derrata. Sono sorte pertanto anche in aperta campagna, nei campi coltivati, in zone lontane dall’abitazione, specialmente nel caso in cui quest’ultima si trovava in un centro “cittadino”. In molti casi famiglie particolarmente povere hanno trovato in passato nella pagliara la soluzione provvisoria per urgenze abitative, spesso in convivenza con l’asino e con le capre. In tali casi la pagliara veniva elaborata facendo ricorso ad un divisorio improvvisato e ad un muretto che, seguendo l’intero perimetro, rendeva la costruzione più sviluppata in altezza, sino a consentirne la scansione in due piani: l’ambiente sottostante era destinato alle bestie, quello superiore agli uomini; quest’ultima soluzione costruttiva era piuttosto frequente, perché permetteva di ricavare, se non due piani, una stalla a piano terra ed un soprastante soppalco per la paglia e per il foraggio. In tempi non molto lontani, quando la costruzione in muratura non era privilegio di tutti, la pagliara ha assolto ad una funzione tutt’altro che secondaria; particolarmente patetica si rivela oggi alla nostra sensibilità la soluzione che un contadino di Castropignano ebbe a dare alla sua condizione di indigenza: costruì una serie di pagliare ravvicinate, ciascuna con una funzione specifica: pollaio, magazzino per derrate, stalla per l’asino, stalla per le pecore, stanza da letto, dispensa.

Angelo e Pasquale Sardella

Un rito Antico