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Il tratturo visto dal Tivone

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I Tratturi molisani

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Il tratturo

Il territorio di Castropignano, al pari di altri 76 comuni della Regione è attraversato da uno dei tratturi più importanti, il Lucera-Castel di Sangro, che è lungo 127 km largo 50 passi napoletani (116 m).

L'attuale tracciato è quello definito e terminato (con termini lapidei) dagli Aragonesi tra il quattro e il cinquecento. Prima i tratturi erano ondivaghi sul territorio. Gli Aragonesi, in particolare Alfonso D'Aragona, si avvalsero della preziosa collaborazione dei d'Evoli di Castropignano, che tra le altre cose, erano imprenditori armentizi e abitavano nel castello omonimo che per dislocazione, caratteristiche architettoniche, dimensioni e funzioni di natura militare e amministrative, è un vero e proprio monumento della transumanza, cui è intimamente legato, come la chiesa di Santa Maria delle Grazie (il convento dei frati cappuccini minori cui è annessa).

Dalla fine degli anni '70 non è più utilizzato per la transumanza delle pecore. Ogni anno la famiglia Colantuono di Frosolone parte da San Marco in Lamis per raggiungere la montagna di Frosolone. Purtroppo questo non è sufficiente a ridare al tratturo la sua antica fisionomia di strada erbosa. Anche se ancora riconoscibile e percorribile, è sempre più pesantemente invaso da arbusti e vegetazione spontanea. Adriano la Regina, allora sovrintendente del Molise, nel '76, li sottopose a vincolo archeologico ex L. 1089/39, la qual cosa pur tra mille difficoltà e contraddizioni ha contribuito, anche se in maniera non sufficiente, a tutelarli. I tratturi, la loro storia, costituiscono una buona chiave di lettura del territorio e della storia del Molise.

La giornata del pastore transumante ("r passarecc")

 

E' ancora buio, quando il pastore transumante ("r passarecc") apre gli occhi, ma non vede il cielo: ha dormito su una coperta di lana distesa sulla nuda terra, la testa e il busto coperti dal basto di un mulo, le gambe da un'altra coperta e dall'ombrello. Ai piedi ha le pesanti scarpe chiodate, che non ha tolto, per essere sempre pronto a reagire a un attacco dei lupi (che fanno la transumanza insieme ai pastori e alle pecore) o ai ladri di bestiame. E' vestito, indossa una maglia di lana grezza non colorata, mutande di lana lunghe, calze di lana, una camicia di flanella, un corpetto di velluto, pantaloni di velluto, una giacca di velluto dello stesso colore scuro dei pantaloni.

Intorno a lui rumori e suoni familiari, l'abbaiare dei cani, il belare delle pecore, impazienti di rimettersi in cammino, il vociare del buttero ("vuttr") e dei suoi sottoposti – "vttruocchi" e "vuttrini" – che incominciano a smontare gli stazzi e a sistemare sui muli bardati le reti e i paletti. Il casaro con i suoi riordina caldaio di rame "frscelle" e recipienti di legno. Una volta in piedi, il nostro pastore controlla il suo equipaggiamento: il coltello in tasca; la fiaschetta; la "mishisca" (carne di pecora essiccata al sole) nella tasca della giacca; fischia per richiamare i suoi cani, bestie fedeli ed ubbidienti, bianchi per distinguersi anche di notte dai lupi, con i loro enormi collari chiodati, una voce per far capire che è ora di muoversi e comincia lentamente un'altra giornata. Il sole si è da poco levato, il gregge incomincia a muoversi, avanti un paio di cani e un pastore con la "capo pecora"; ai lati i cani e a seguire i muli carichi; chiudono un pastore con due tre cani.

La colazione è frugale, consumata mentre si cammina e si controllano le pecore, si mastica la "mishisca", si beve dalla fiaschetta di legno portata a tracolla. Il cammino è lento, ogni tanto un fischio, un urlo, per richiamare una pecora svogliata o riottosa.

Quando il sole è alto nel cielo ed il caldo incomincia a farsi sentire, le pecore si "ammuzzano", si fermano, si riposano e incominciano a ruminare. Il pastore tira il fiato, cerca l'ombra. Ancora due tre ore e si giunge al posto prestabilito, in prossimità di una sorgente o di un paese.

Per preparare la sosta notturna altri hanno preceduto le greggi, hanno acceso il fuoco, allestito gli stazzi, e si preparano alla mungitura delle pecore. Quando le pecore arrivano vengono chiuse negli stazzi, attraverso uno stretto passaggio, vengono munte..

Il latte viene raccolto in capienti caldai di rame, scaldato, cagliato e trasformato in formaggio e ricotta.

Ci si prepara alla notte, i cani prendono il loro posto attorno agli stazzi, i casari vendono o scambiano formaggi e ricotte con pane, vino, uova con i contadini della zona, qualcuno si reca in paese per compare tabacco, fiammiferi, sale o va dal barbiere per farsi radere. Ci si raduna tutti attorno al fuoco: poche parole, i compiti sono già assegnati, la stanchezza la fa da padrona, la notte e poi una nuova giornata di cammino verso la meta.

Pasquale Sardella