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mura megalitico

Mura megalitiche IV sec. A.C.

statua di minerva

Minerva da Roccaspromonte - (Castropignano) V Sec. A.C. (Museo archeologico di Vienna)

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Castropignano, il centro storico e dintorni

Ricerca sul territorio a cura della Scuola Media 2001 – Istituto Regionale Ricerca Educativa Al Centro Storico

Si accede passando per un portale monumentale chiamato “La Porta” o “Pertone la Croce” (Portone presso la Croce). Al di sopra c’è lo stemma dei D’Evoli, la famiglia ducale di Castropignano in epoca feudale, costituito da cinque punte rivolte verso il basso. Nei pressi vi è una croce viaria, in coincidenza delle vie che lì si incrociavano fuori le mura; essa è costituita da un basamento, da un leone, da una colonna, da un capitello e dalla croce vera e propria, che riporta in bassorilievo il crocifisso; sul retro, invece, la immagine di S. Barbara che sorregge un campanile, ovvero il paese, per il quale viene invocata la protezione contro il male, contro aggressioni dall’esterno. I diversi pezzi sono stati messi insieme nel 1636, ma il leone risalirebbe al 1200. Dietro La Porta vi sono i cardini, ovvero blocchi di pietra forata che servivano a sostenere il portone, che si provvedeva a chiudere ogni sera. Poco oltre si trova un piccolo edificio, che ospitava il corpo di guardia del duca, con il compito di vigilare di sera e di notte l’ingresso all’abitato; oggi è sede di uno dei due ambienti della “Mostra permanente della Civiltà Contadina” e conserva antichi attrezzi usati per la produzione del vino; l’altro ambiente raccoglie strumenti usati in passato in agricoltura ed utensili domestici (la mostra è visitabile contattando Consiglia Sardella – Sali e Tabacchi - in Vico Scannillo).

legenda

In Vico II Guardia si trova, coperto da una piccola volta a botte, l’ingresso a vecchio forno del paese, di proprietà di Ciolfi Orindo, chiuso ormai da molti anni. Proseguendo dritti per un breve tratto e salendo delle scale, sulla destra si può notare sulla facciata di una casetta, al 1°piano, la cornice di una finestrella prelevata dal Castello, quando ormai era in condizioni di abbandono. Proseguendo si giunge alla Chiesa di S. Salvatore, che presenta un portale di stile romanico-gotico, con stipiti diversi l’uno dall’altro. Separata dalla chiesa da un vicolo, c’è la casa del noto poeta molisano Eugenio Cirese, oggi proprietà del nipote Avv. Luigi Cirese. Davanti alla casa sopravvive l’antico selciato che un tempo fu tipico delle vie del paese. Più a monte si trova la Torre dell’Orologio, che fu parte del primo castello di Castropignano, appartenuto ai Wurtzell, di probabile origine longobarda. Quando un discendente dei Wurtzell si trovò senza eredi maschi, la figlia sposò il Duca D’Evoli di Frosolone; questi si trasferì a Castropignano, dove trovò i ìl castello vecchio e malandato. Perciò provvide a costruirne fuori dell’abitato uno nuovo, da cui oggi restano ruderi imponenti. Assai vicina alla Torre dell’Orologio c’è la casa della famiglia Piccinocchi, parte residua dell’antico Convento di S. Martino. Nella medesima area ricade la “pertella”, diminutivo di porta, che faceva da ingresso alla parte più antica del paese, il Colle. Su un lato della Pertella è appesa una crocetta cerata, contro la peste, il terremoto, la fame e le guerre, secondo le preghiere pronunziate ogni anno il giorno della Ascensione, nel corso di una processione di antica tradizione, che tocca i punti più importanti del paese. Oltrepassata la Pertella – dunque-ci si trova sul Colle.

s maria delle GrazieSul versante est, in Via delle Fate, c’è la casa che appartenne un tempo ad un prete del luogo; la piccola architrave della porta di ingresso riporta in bassorilievo un pesce, simbolo dei cristiani dei primi tempi. Da via delle Fate si gode di un panorama di forte suggestione sulla vallata del Biferno. Si tramanda che in epoca lontana Castropignano si trovasse a valle (dove ricadono ruderi di due ville romane), e che dopo la caduta dell’impero romano, la popolazione sarebbe risalita a monte per motivi di difesa. Lasciando il quartiere Colle, si raggiunge facilmente il Castello, edificato, a metà del 1300, su ruderi di fortezza sannitica. Sul portale è murata un’epigrafe in latino, sormontata da un angelo, che va tradotta come segue: “Domenico D’Evoli Duca di Castropignano e tredicesimo nella successione dei D’Evoli”: risale al 1683, quando il castello fu ampliato proprio dal Duca che ci ha lasciato questa scritta.

La costruzione, impiantata su una massa di pietra calcarea, non è stata mai danneggiata dai terremoti. Infatti G.B. Ciarlanti dice che i paesi vicini a Castropignano furono talvolta rasi al suolo da terremoti, Castropignano no. Il castello, dalla parte del fiume Biferno, era costituito da uno scantinato, dal piano-terra, dal primo piano (dove viveva il signore). All’interno sono stati riportati alla luce un secondo portale, il cortile, la cisterna, una scalinata e le fondamenta di una torre circolare. La gente del luogo considerava il “Palazzo”così grande (e la famiglia ducale così potente) da credere che avesse 365 stanze, tutte tappezzate di seta. Una leggenda vuole che una ragazza di nome Fata si rifiutò di subire l’esercizio ducale del diritto della prima notte (ius primae noctis) e preferì suicidarsi gettandosi da un dirupo del “cantone della Fata”, piuttosto che consegnarsi ai bravi che l’inseguivano. Da allora il castello rimase oggetto di maledizione. Inclusa nell’edificio era la cappella di S.Martino, ma nelle immediate adiacenze sono stati ritrovati ruderi della chiesa di S. Maria dell’Assunta (più antica del castello), pavimentazioni sovrapposte, la cripta. Nelle vicinanze del Castello, ma soprattutto a ridosso del “Cantone della Fata”, si trovano mura megalitiche risalenti all’epoca delle guerre sannitiche (IV ec). A.C.). Forse di un secolo più antica è la statua di Minerva, in terracotta, rinvenuta nel ‘700 a Roccaspromonte (fraz. Di Castropignano) e conservata al Museo Archeologico di Vienna. FOTO Rientrando in paese, si percorre Via Piano, un tempo area di mercato. Su un lato si può osservare la chiave di volta di un portale, costituita da una sorta di mascherone con la lingua fuori dalla bocca, in funzione apotropaica (contro il malocchio), come sin dal tempo degli Etruschi.

vicinatao chiesa goticaScendendo verso piazza S. Marco, sulla sinistra rimane la ex Chiesa di S. Nicola, che presenta all’interno grosse arcate gotiche. Rimase danneggiata agli inizi del 1300 ed il portale originario fu venduto per ricavarne il denaro necessario al parziale restauro. A ridosso della chiesa è possibile ammirare l’antica torre campanaria, che, con altre due torri scomparse, diede origine allo stemma di Castropignano. Su piazza S. Marco affaccia la “Chiesa Madre”, costruita dopo il terremoto del 1805 sui ruderi di una precedente. Nei sotterranei venivano seppelliti i morti, prima che i cimiteri venissero istituiti, come altrove, nel corso dell’800. Percorrendo via S. Marco, si giunge all’imbocco di Via S. Lucia, dove è la casa della pittrice Gilda Pansiotti, che vi dimorò d’estate sino agli ultimi anni di vita; si affermò a metà del ‘900 come ritrattista e fine rappresentatrice di scene di vita contadina. Si sale sino al Calvario, in cima alla collina, notevole punto panoramico, che guarda il paese e alle campagne tutt’intorno. Nelle immediate vicinanze si trova la casa di Luciani Angelo, edificata in parte su ruderi di una torre antica; il quartiere prende il nome di Trevecchia, ovvero Torre Vecchia. Si scende quindi dall’altro versante della collina, per la scalinata più lunga del paese, semplice e monumentale, sino alla cappella tratturale di S. Lucia. Contro la facciata si può osservare una grande lastra di pietra incassata, con in bassorilievo il fascio littorio, simbolo che i Romani appresero dagli Etruschi; è costituito da un fascio di verghe di cuoio ed una scure, che anticamente venivano usate per punire i sudditi e per esprimere il potere indiscusso del re. Percorrendo Via Umberto 1^ si giunge in breve alla Chiesa di S. Maria delle Grazie, che presenta un pregevole e raro portale rinascimentale. Fu costruita a metà del ‘500, a seguito di un miracolo: si racconta che da Lucera (FG) veniva trasportata la statua della Madonna, destinata al paese di Carovilli (IS). I buoi che trainavano il carro, giunti a Castropignano, morirono e vani furono i tentativi di proseguire il viaggio i giorni successivi, perché il cielo si oscurava, “minacciando tempesta”. Tali segni furono intesi come volontà della Madonna di rimanere sul luogo. Per l’evento miracoloso fu edificata la chiesa, ricca di bassorilievi ed affreschi al suo interno (il custode è Carmelo Borsella). Nel ‘700 fu incorporata nel Convento, il cui ingresso principale è accanto al portale della chiesa. Riporta in alto lo stemma dei D’Evoli, che realizzarono a proprie spese i due edifici sacri.