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Il fiume Biferno

Il Biferno è lungo circa 80 km, nasce a Boiano, alle falde del Massiccio del Matese (2050 slm) e sfocia in Adriatico tra Termoli e Campomarino, dopo aver effettuato una “sosta” nel lago di Guardialfiera. La portata del fiume era fino alla fine degli anni sessanta di 3mc al secondo, poi le sorgenti furono captate e l’acqua deviata in Campania. Oggi la portata è ridotta a meno di un terzo, con l’aumento dei fattori inquinanti, soprattutto degli scarichi non depurati di Campobasso e dell’industria casearia di Boiano, è ridotto a poco più di un rigagnolo maleodorante. In inverno e soprattutto in primavera, il fiume, causa lo scioglimento delle nevi del Matese e per le piene che ne fanno aumentare la portata fino a 400-450 mc al secondo, si rigenera e si ripulisce. A valle di Castropignano, nel mese di giugno luglio è ancora possibile fare un bagno ristoratore. Sono scomparse dal fiume le anguille, a causa dello sbarramento del lago di Gualdialfiera, non esiste più la trota autoctona, spariti i gamberi di acqua dolce. L’energia idraulica ricavata dal fiume è servita in passato per azionare mulini e valcatoi poi centrali idroelettriche, oggi ridotte di numero. Il Biferno era pescosissimo, sfamava le popolazioni che abitavano lungo le sue rive. A Castropignano viveva un pescatore di professione e i contadini avevano lungo il fiume sistemi di pesca fissi, le”cannizze.”

Di tutto questo non resta che la memoria.

(p.s)